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1 luglio 2009

G8 alle porte

PROMESSA DA MARINAIO

Nuovi attacchi al premier arrivano dalle colonne del Times a firma di Joanne Green, della Catholic Agency for Overseas Development, che titola:"Berlusconi should not be leading the G8" ( Berlusconi non dovrebbe guidare il G8).

La testata britannica mira questa volta, non più ai problemi giudiziari e etici del Cavaliere, ma alle promesse non mantenute degli aiuti in Africa, tema quello dell'Africa, al centro del summit G8 presieduto quest'anno dallo stesso Berlusconi.

“Il club dei paesi ricchi, scrive Green, dovrebbe vergognarsi di essere ospite del premier italiano”, il quale cerca di sfuggire agli scandali di casa proponendosi come un grande statista, mancando però i grandi impegni umanitari, e che, si legge nell'articolo, a causa sua: "la statura internazionale dell'Italia si è rimpiccolita" (Italy to shrink in international stature).

Nel 2005 infatti, nel vertice G8 di Gleneagles, i Paesi membri sottoscrissero l'impegno di aumentare di 21,5 mld di dollari gli aiuti allo sviluppo per l'Africa sub-sahariana.

L'11 giugno 2009 il Financial Times pubblica un rapporto redatto dall' ONE, organizzazione impegnata nella lotta alla povertà, che classifica l'impegno italiano come un "totale fallimento", in quanto a garantito solo il 3% del denaro promesso.Gli altri paesi industrializzati, continua il Financial Times, hanno adempiuto alla promessa, a partire dalla zelante Canada che ha aumentato i fondi del 206%, o al Giappone (+150%), più contenuti ma il linea con gli impegni i rimanenti. Uno dei fondatori dell'ONE, Jamie Drummond, rincara la dose : "l'Italia non ha alcuna credibilità per ospitare discussione di tale importanza mondiale". 

La polemica, a scanso di variopinte interpretazioni, a preso come obiettivo un tema meramente politico, di rilevanza internazionale, che pregiudica di fatto la autorevolezza della nostra presidenza di turno al Meeting.  Ricordiamo infine, la tragicità in cui versa i continente sub-sahariano dove, oltre 530.000 donne muoiono ogni anno per cause legate alla gravidanza e al parto (fonte Uniceff), vivono il 67% degli Hiv positivi del mondo (dati Oms), più di 17 milioni di persone, il doppio del 2007, rischiano concretamente di morire di fame (dati ONU). In Kenya ogni giorno muoiono 473 bambini al di sotto dei 5 anni, ed ogni ora perdono la vita 5 neonati per mancanza di cure. E poi...e poi le guerre, le guerra che ogni giorno martoriano queste terre, che si espandono ad effetto domino (finanziate dagli occidentalissimi magnati delle armi), che prolungano crudelmente le interminabili sofferenze del popolo africano, che tolgono ai bambini la speranza di un futuro. E poi non dimentichiamoci il Darfur, regione occidentale del Sudan (non uno stile di vita "fare subito, fare in fretta"), dove dal 2003 si consuma una tragedia infinita: eccidi, stupri di massa, popolazioni ridotte in schiavitù, 250.000 persone uccise e più di 2 milioni di profughi (fonte UN).

Non ignoriamo tutto questo dolore, così lontano dalla nostra realtà, non tolleriamo più le promesse fatte e poi non mantenute, come chi di recente (25 giugno) di dichiarava di essere "buono, generoso, sincero, leale, che mantiene le promesse", e soprattutto non dimentichiamoci dell'AFRICA!

Carlo Olmi

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